Il sistema pensionistico in Italia

Il sistema pensionistico in Italia

Per i pubblici dipendenti l’ente erogatore è l’INPDAPche eroga i seguenti tipi di pensioni:

  • dirette
  • indirette – erogate al coniuge superstite del dipendente morto in attività di servizio;
  • di reversibilità erogate al coniuge ed ai figli fino al fine del compimento del periodo legale degli studi.

I servizi utili ai fini del diritto a pensione sono quelli coperti da contribuzione. La contribuzione può essere dei seguenti tipi: contribuzione obbligatoria (quella versata dal datore di lavoro all’ente previdenziale in base ad aliquote contributive proporzionali alla retribuzione percepita dal lavoratore); contribuzione figurativa (riconosciuta gratuitamente dalla legge per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, come il servizio militare o il periodo corrispondente al congedo di maternità verificatosi al di fuori del rapporto di lavoro); contribuzione da riscatto (riconosciuta onerosamente e su domanda dell’interessato dalla legge per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, come i periodi di studio per il conseguimento del diploma di laurea o altri). I periodi coperti da contribuzione obbligatoria presso diverse gestioni pensionistiche (ad esempio, Inps e Inpdap) possono essere riuniti al fine del conseguimento del diritto a pensione mediante l’istituto della ricongiunzione

Le riforme Amato nel 1992, Dini e Treu nel 1995, Berlusconi e Maroni nel 2004, si ponevano l’obiettivo di garantire l’equilibrio finanziario e la pensione alle giovani generazioni,[senza fonte] tramite due strumenti: l’innalzamento dell’età pensionabile e la revisione decennale dei coefficienti, unitamente ad una crescita delle pensioni che doveva restare al di sotto dell’aumento del PIL.

Il lavoro a termine in questo senso crea un problema di stabilità dei versamenti contributivi, e un’ulteriore difficoltà all’innalzamento dell’età pensionabile. Infatti, viene proposto di totalizzare i periodi di disoccupazione, tramite dei contributi figurativi; diversamente, il lavoratore per avere 35 anni di contributi versati, dovrà andare in pensione più tardi.

I contributi figurativi sono contabilizzati nel bilancio degli istituti previdenziali, ma non sono effettivamente pagati dallo Stato. Si tratta di un diritto acquisito del lavoratore, e di un impegno per lo Stato a pagare gli anni mancanti quando questi presenterà la domanda di pensionamento.

Lo schema contributivo è molto simile a quello a capitalizzazione, vigente ad esempio nei paesi scandinavi, in cui ogni contribuente ritira nel periodo della pensione il solo denaro versato durante la sua vita lavorativa. I contributi vengono investiti in portafogli a basso rischio, insieme agli interessi maturati, che crescono in un regime di capitalizzazione composta.

Deficit degli istituti previdenziali italiani dovuto ad oneri non previdenziali

Al deficit degli istituti previdenziali in Italia contribuiscono gli oneri non previdenziali:

  • la mancata separazione fra assistenza e previdenza: gli istituti previdenziali devono caricare nel loro bilancio uscite per ammortizzatori sociali (quali cassa integrazione, sussidi di disoccupazione e mobilità, assegni di accompagnamento per anziani disabili e pensioni minime a quanti non hanno contributi versati) che non sono corrisposti da contributi in entrata, generando debiti o perdite. Tali indennità all’estero sono spesso erogate da istituti separati, e caricate sulla fiscalità generale. La separazione fra spesa assistenziale e previdenziale era prevista in Italia dalla legge n. 67 del 1988, mai attuata. La legge n. 243 del 2004 (lettera n) prevede che gli oneri di previdenza e assistenza siano evidenziati da poste contabili separate nei bilanci degli enti previdenziali, in modo da ripartire correttamente il contributo pubblico per gli oneri di assistenza.
  • la fusioni con casse previdenziali di categoria, per conseguire economie di scala nella gestione, ed ereditando i relativi debiti.
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